Il Cinema in Tivù
Questo l’articolo di Massimo Gramellini su La Stampa Web
di questa mattina:
“C’è un modo per resistere alla tivù dei pappalardi senza limitarsi a parlarne male, ma usando addirittura la stessa arma brandita dall'industria del rincoglionimento per giustificare le sue scelte al ribasso, e cioè l’Auditel. Bisogna sbancarlo domani sera, quando su Raiuno, che ci ha creduto talmente poco da rinviarne per mesi la messa in onda, comincerà il più formidabile sceneggiato televisivo che io ricordi: e credo di essermeli pappati quasi tutti, dall’Odissea fino al ridicolo Augusto dell'altra settimana. Si intitola «La meglio gioventù» e lo hanno scritto Rulli e Petraglia della «Piovra». Quarant'anni di storia italiana attraverso le vicende di due fratelli e della loro famiglia, ambientate fra Roma, Palermo e tantissima Torino. Una vampata di emozioni e valori umani in grado di incatenare alla poltrona casalinghe e cerebrali, commercianti e girotondi, il pubblico di «Incantesimo» e quello di Sabina Guzzanti. Chi lo ha visto l’estate scorsa al cinema sa che non esagero: questa storia ve la porterete nel cuore ancora molto tempo dopo averla vista, perché è impossibile non identificarsi nella sua tribù di personaggi: per l’ultima puntata si consiglia un fazzoletto a portata di mano. «La meglio gioventù» non è di destra né di sinistra: è solo bella. Uno di quei prodotti ben confezionati che rappresentano l'ultimo ostacolo al libero dispiegarsi del nulla. I padroni della tv prima l'hanno subita, poi l'hanno nascosta e ora la trasmettono alla chetichella, sperando sotto sotto in un flop. Facciamogli uno scherzo, dai. “
Aderisco al messaggio di Gramellini e invito coloro che non hanno impegni cinematografici fuori casa, coloro che non hanno seguito l’”onda” del lungo weekend sulle piste da sci stra-affollate, coloro che, come me non guardano la tivvù spazzatura, coloro che per vedere qualcosa di decente in televisione devono aspettare che si faccia notte, alla visione di “La meglio gioventù”. Unica pecca: la visione in due puntate. Peccato, non si interrompono così barbaramente le emozioni.
di passim | 06/12/2003